Bessy

È il momento, cara lettrice, di presentarti Bessy. L’hai già conosciuta in realtà, nello stesso istante in cui l’ho conosciuta io. Ho vissuto due minuti di imbarazzo totale, mentre lei si provava i vestiti e Skinny J continuava a scribacchiare e disegnare. Per non parlare di quando si è messo a suonare!

Bessy però l’ha comprato quel vestito. L’ho vista uscire dal negozio contenta.

Aveva una faccia scettica quando è entrata. Tailleur e tacchi, sembrava troppo posata. Ricci lunghi e curati, uno sguardo profondo, un sorriso cordiale ma la fronte aggrottata. E come darle torto, un posto nuovo, una musica rock in sottofondo, ad accoglierla lo scheletro di un pipistrello. Si è guardata intorno. «Cercavo qualcosa per il lavoro» ha detto «forse ho sbagliato posto…» Poi ha deciso di provare qualcosa.

Il lavoro in ufficio è una noia, le dicevano sempre, per di più non si sa mai cosa è giusto indossare. A quei tempi Bessy se ne stava sui libri ad ascoltare le lamentele delle sue amiche più grandi, con i suoi vestiti corti. «Tu che sei abituata a metterti sempre in ghingheri, vedrai che fatica!»

Bessy ora ha quasi quarant’anni, vive da sola da un po’ ed è riuscita a realizzare il suo sogno di diventare avvocato. Desiderava affermarsi, e in realtà non si era mai preoccupata dell’abito con cui l’avrebbe fatto. Ma poi aveva cominciato a pensarci.

Sfilavo abiti dalle grucce, uno dopo l’altro. Il tailleur era stato abbandonato sul divanetto del salottino. Davanti allo specchio, Bessy esaminava la sua figura, ricoperta di volta in volta da un capo diverso. Erano vestiti, certo, semplici vestiti ma c’era qualcosa di nuovo che non riusciva a spiegarsi. Anni passati a volere di nuovo vent’anni e ora, incredibilmente, si piaceva. Si piaceva proprio.

Quegli abiti erano eleganti, ma non troppo. Sobri, ma non noiosi. Merito forse dei dettagli che scovava in ciascuno. Una cucitura di una tonalità inaspettata, una fantasia accattivante, la cintura colorata in vita, una spalla scoperta.

Bessy aveva sempre amato il particolare. Nella sua professione era importante. Cogliere le sfumature, le ombre, i sospetti. E sfruttarli tutti. La posta in gioco era alta e lei odiava fallire. Anche l’occhio voleva la sua parte. Nulla a che vedere col mettersi in mostra, ma essere vestita bene la faceva sentire più sicura. Sentirsi più sicura l’aiutava a far sentire sicuri gli altri. Rassicurarli, persuaderli, era già una vittoria.

Alla fine ha scelto quell’abito chemisier, lungo quasi alla caviglia, dal taglio leggermente sciancrato. Panno di lana e cashmere. Costruzione double face, semplice ma sofisticato. Da un lato, larghe bande verticali di diversi grigi si alternano con bande bianche. Dall’altro, un’unica tinta grigia scuro. A tenere fermo l’abito una cintura in vita della medesima tonalità di grigio e un’allacciatura a doppiopetto di otto bottoni in madreperla. Il collo è alto e bicolore. Bessy già fantastica su quali scarpe nere abbinare all’abito per creare una perfetta scala cromatica.

Si è spogliata, ha ripreso il tailleur e ho intravisto il suo viso cambiare espressione mentre con la coda dell’occhio guardava il suo riflesso allo specchio. Si è rimessa i tacchi e si è rasserenata, quelli sono la sua passione.

Bessy è uscita con un pacchetto pronto per la giornata in studio di domani. È già autunno inoltrato, starà calda con eleganza e con un tocco di eccentricità. Non sarà fuori luogo, ma la noteranno.

Sono sicura tornerà.

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