Tocca a Spicy K

La bella stagione ormai proclama il suo spazio. Filtra con decisione la sua luce dalla finestra e siamo nuovamente alla ricerca di un testimonial.

I candidati escono dall’ufficio di Skinny J sbigottiti: nessuno va a segno! Chi troppo vanitoso, chi poco creativo, chi troppo indeciso…

Su richiesta di J, alla fine faccio entrare Spicy K, un esserino diviso verticalmente in due parti simmetriche ma acconciate in maniera opposta. È al tempo stesso quanto di più assurdo e sensato io abbia mai visto.

La prima cosa che chiedo: «Ma come fa a camminare?»

Solo una delle due lunghe zampe posteriori infatti porta una scarpa dal tacco vertiginoso, l’altra zampa è scalza e arancione. La parte col tacco inizialmente mi fa paura, ma poi capisco che è solo essenziale, proprio come J.

«L’essenzialità rimane il valore fondamentale» mi aveva spiegato il mio compare.

La metà essenziale di K è uno scheletrino spoglio all’apparenza di qualunque colore e vivacità. In realtà, guardando con attenzione, è il lato più interessante da scoprire. Lì ci sono i dettagli! Il bracciale, gli anelli, quel tacco aggressivo.

Mi viene naturale, durante il colloquio, rivolgermi a quella metà.

«Cosa crede sia la primavera?»

Ovviamente ho sbagliato perché è l’altra metà di Spicy K a rispondermi. Quella con la pelle colorata, estrosa e nuda, bella così com’è, senza accessori. Sa proprio di freschezza e d’estate.

«È il risveglio e la riscoperta di noi stessi, della nostra personalità». Una voce più melodiosa, quasi più femminile, rispetto a quella di J.

Mi viene un dubbio.

«Cos’è lei? Come si definisce?»

Mi aspetto una qualche definizione mistica e astrusa. Un insieme di suggerimenti rock e artistici come quelli di J e sono pronta con la penna a prendere appunti.

Spicy K apre finalmente bocca.

«Una rana».

È chiaro, come avevo fatto a non pensarci? Ma c’è qualcosa che non mi torna. «E perché è divisa in due?»

Mi risponde con una domanda. «Perché non esserlo? Voglio dire, perché si deve sempre scegliere? Nessuno è mai una cosa sola».

«Quindi dovremmo essere tutti due cose?»

«Almeno due». Spicy K sta dondolando da una zampa all’altra, incapace di stare immobile. Il suo tacco mi sta ipnotizzando. «Io sono in due per praticità, sa, questione di spazio. Ma potrei essere molte più cose. E anche lei potrebbe». Mi indica con un lungo dito arancione che appartiene alla metà colorata. «Mi scusi, ma lei ha due orecchie ben distinte. Le sembra il caso di portare due orecchini completamente identici?»

Non so davvero cosa rispondere.

«Ci vuole più scelta, più eccentricità. Ma J non vi ha insegnato niente qui?»

Ripenso ai tronchetti rossi di J abbinati alla chitarra.

«J è molto più conformista di quel che pensavo» sussurro.

K sventola la zampa.

«Via, non credo proprio. È che l’inverno è un po’ più… tranquillo, mi capisce? Chi ha voglia di fare casino col freddo?»

Mi faccio attenta.

«La primavera invece smuove qualcosa. Tutti noi non vediamo l’ora arrivi l’estate! Come se fosse l’occasione perfetta per essere finalmente noi stessi. Per mostrare tutta la nostra individualità».

Con la penna traccio un segno lungo la sua sagoma: immagino chi ha creato Spicy K. La stessa mano che ha disegnato vestiti eleganti, sovversivi, femminili, rock. Forse è davvero possibile essere più cose insieme.

«Che consiglio darebbe alle nostre clienti?»

«Just be. Essere se stesse, nulla di più autentico».

Mi volto verso il muso di Skinny J, che è stato tutto il tempo in silenzio.

Poi il mio amico sbatte le ali ossute e si alza dal tavolo. «Vado a prenderlo» dichiara.

«Che cosa?»

«Il testimone! Così poi io parto».

Io sono attonita, ancora con la penna in mano. «Quindi abbiamo deciso che…»

J si sistema occhiali e cappello e fa un piccolo ghigno.

«È un’ottima stagione per una vacanza no?»

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